Autoritratti

L’autoritratto è un tipo di disegno che mi piace (oltre ad essere l’unico parente che conosco disposto a sottoporsi a una sessione di posa senza lamentele)

Fin dai primi tentativi però, Il fatto che l’immagine fosse la mia ha rappresentato un ostacolo: la tensione alla didascalia è forte e inevitabilmente mi distrae. Questo disegno è un esempio di cui forse il mio ego può andare orgoglioso, ma che in realtà è riuscito un po’ troppo “leccato” per il mio occhio.

Per tentare di alleviare/facilitare il momento del distacco, il bibliotecario-che-è-in-me, mi ha ricordato questo saggio, seguendo il cui filo ho provato ad elaborare un semplice processo creativo che mi aiutasse ad estraniarmi dal soggetto. Questo post ne è il resoconto.

FASE 1: Costituzione dell’archivio

Per prima cosa ho preferito usare fotografie, anziché la posa allo specchio.

Alcune delle queste foto provengono dall’archivio di foto delle vacanze. Trattandosi di un archivio elettronico, i volti sono taggati;quindi è stato facile trovarli . meno facile è stato scegliere foto ‘adatte’ (i bibliotecari elettronici hanno ancora della strada da fare, prima di diventare intelligenti). Innanzitutto ho provato con le foto taggate come ‘belle’: ma presto ho dovuto ammettere che non sarebbero servite a molto.  Così ho cominciato a sfogliare tra le foto scartate, sfuocate, sovraesposte, trovando qui gli spunti e i particolari utili. Questa è una delle immagini che ho scelto:

Una volta capito il criterio con cui selezionare le foto più proficue, ho pensato di prendere anche alcuni scatti con la webcam. Questo strumento è una sorta di specchio elettronico, che può essere configurato per archiviare un’immagine non riflessa. Impostando alcuni filtri è possibile alterare l’immagine con sovra/sotto esposizioni, evidenziare difetti e particolari interessanti. Riproducendo così l’effetto ‘foto sbagliata’. Ecco un paio di esempi:

La fase di creazione dell’archivio si conclude configurando lo slideshow. E’ questo uno strumento per la presentazione in sequenza di un insieme di foto: lo istruisco affinché l’ordine di presentazione sia casuale, con ciclicità infinita; infine associo alla presentazione musiche scelte a caso tra dei files musicali taggati ‘Debussy’.

Il mio primo piccolo passo verso l’estraniazione dal soggetto è compiuto: ora occorre un secondo bel balzo.

FASE 2: Uso del disegno cieco

Ho già citato questa tecnica qui.

Emanuele ci suggerisce di esercitarci con la velocità, per cercare di dare da subito l’impressione d’insieme del disegno: se si ci interrompesse dopo poco dall’inizio il disegno dovrebbe già ispirare un senso di compiutezza.

Così decido di impostare lo slideshow perché mostri ciascuna immagine per non più di tre minuti e di usare la carta carbone la prima volta che un’immagine viene mostrata.

Purtroppo non ho preso immagini durante questa fase. Ecco alcuni disegni da cui traspare il lavoro sottostante con la carta carbone

FASE 3: Completamento dei disegni più promettenti

Ecco dunque il processo: le fotografie vengono presentate una alla volta in ordine casuale, per tre minuti. Ogni volta che una foto viene presentata viene riprodotta una musica.

La prima volta che una foto viene presentata ho tre minuti per passare ad una pagina nuova del mio album, stendere la carta carbone e disegnare il più possibile dell’insieme. Lo sguardo è sempre rivolto al soggetto e raramente al foglio (che tanto è coperto dalla carta carbone).

Ogni volta che in seguito la stessa foto viene ripresentata, torno alla pagina d’album corrispondente ed ho altri tre minuti per cogliere nuovi particolari. Adesso non uso più la carta carbone e lavoro sul foglio con la fusaggine.

L’impronta lasciata sul foglio dalla carta carbone condiziona il resto del lavoro: le ombre lasciate dalla fusaggine non sono più una rappresentazione di quelle reali, ma le ombre della percezione lasciata dal disegno cieco iniziale.

Dopo varie sessioni di tre minuti, per un totale di una decina di disegni in due ore, ecco alcuni risultati.

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