Le quattro pietà di bellini

Esaminate queste quattro pietà e ordinatele di sviluppo. La pietà del museo Correr, la più antica. Fil di ferro tortuoso e lento del contorno: rughe di carni e di panneggi: definizione della psiche dolente col mezzo accurato della linea.

La pietà del museo di Brera è quasi contemporanea. Il metallo di Padova ha battuto i riccioli di rame di San Giovanni, le lamine dei panneggi, le bocche schiuse nello strazio silenzioso.  Ma come si sfalda già più largamente il marmo del petto di Cristo!

File:Giovanni-Bellini-Pietá (1465).jpg

Bisogna tutta via passare alla Pietà del Palazzo Comunale di Rimini per vedere quasi attuato il rinnovamento. Ecco tutto il quadro occupato di alterne tonalità coloristiche chiare e scure: ecco i corpi divenuti di una sostanza più viva e respirante, come zuccherina, dove l’ombra si deposita morbidissima: ecco il modellato arrotondarsi come nelle testine angeliche: ecco le cappelliere di rame arricciolato passare in zazzere larghe e fuse: ecco i corpi soffondersi d’ambra e le vesti formarsi di rosa.

Nella pietà di Berlino (a destra in basso) la larghezza è anche maggiore. Un’unità struttiva fonda il corpo del Cristo e degli angeli in pochi piani lentissimi. Come si conglobano le tre teste nell’alto, come si fondono i bramini alle braccia del morto! Quale lentezza di curve sbocciate nelle spalle, nelle ali: e dietro le ali il castone denso e vibrante di un celo turchino!

Ed anche, inevitabilmente, quale riposato dolore. Riflettete a questo se volete comprendere come lo stile figurativo sia esso a determinare le espressioni psichiche egualmente diffuse in tutta la composizione.

Dalla prima pietà abbiamo visto lo strazio acuto lancinante tramutarsi in riposo sentimentale, in calma dopo il dolore, in rassegnazione pacata e lenta. Ebbene è la linea che sparisce per dare luogo ai piani e al colore: null’altro.

Questo è il grande segreto a dunque: saper far coincidere le grandi ragioni dello stile con i grandi sentimenti umani. Solo la linea può esaltare e sottolineare lo strazio: solo il colore e i piani possono darci la calma silente dello spirito.

Ma comprendete anche questo: che non si può andare oltre a questa unificazione sentimentale di tutte le figure del quadro, non si può cioè andare verso il dramma prodotto dai contrasti psicologici: a questo lo stile repugnerebbe.

Nella pietà di Brera non vi potrebbe essere una persona rassegnata e calma (piani di colore) accanto ai dolenti (linea): nella pietà di Berlino gli angeli non ptrebbero più piangere (smorfie lineari).

Questo vi prelude la spiegazione dell’eternamente florida calma di tutti i grandi veneziani che precedono dal secondo stile di Bellini.

R.Longhi,  breve ma veridica storia della pittura italiana, p 149

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